Spunti tecnici sulla Maratona di New York

All’indomani della maratona di New York elaboro sempre le stesse impressioni riguardo le prestazioni dei corridori su questo percorso. Non mi lascio condizionare dall’entusiasmo e dalla soddisfazione che praticamente tutti provano per avere tagliato il traguardo, ma osservo piuttosto il rendimento espresso in relazione al proprio potenziale. In questo caso mi riferisco soprattutto ai podisti che alleno, dei quali possiedo informazioni specifiche; allo stesso tempo noto che anche altri atleti hanno concluso la maratona di New York con tempi superiori alle aspettative.
Gli aspetti che determinano un rendimento inferiore rispetto al potenziale sono principalmente due:
1. Si sottovalutano le difficoltà del tracciato, che presenta quasi 300 metri di dislivello
2. Si enfatizza eccessivamente il supporto psicologico e motivazionale generato dall’atmosfera dell’evento, che spesso porta a partire più velocemente dell’andatura media finale che sarebbe opportuno mantenere
Per il secondo aspetto, la soluzione risiede nell’autocontrollo delle emozioni, trattandosi quindi di una dimensione personale. Il primo aspetto, invece, è di natura tecnica e trova conferma nelle dichiarazioni dei podisti nel post maratona: quasi tutti affermano di non aver immaginato che il percorso fosse così impegnativo. È evidente quindi che il punto debole responsabile del rendimento ridotto sia la tenuta muscolare. continua a leggere