Se si osserva un video che mette in evidenza solo la parte delle gambe, e in modo specifico l’articolazione della caviglia, è evidente distinguere la corsa di un podista amatore e di un top runner lasciando perdere la conformazione muscolare, vale a dire le dimensioni dei polpacci e delle cosce.
L’atleta di alto livello sfrutta prevalentemente la componente elastica del sistema piede-caviglia-polpaccio, mentre il podista amatore dipende molto di più dalla componente muscolare attiva. Di conseguenza consuma più energia per produrre la stessa velocità. Il limite principale del podista amatore non è la capacità di spingere contro il terreno, ma la difficoltà di immagazzinare e riutilizzare l’energia elastica prodotta dall’interazione tra arco plantare, tendine d’Achille e muscolatura del polpaccio. La conseguenza è una corsa meno economica, più dipendente dal lavoro muscolare e quindi meno sostenibile nel tempo.
I principali fattori limitanti sono vari, tra questi i tempi di contatto a terra, che sono molto lunghi. L’atleta evoluto rimane a terra pochi millisecondi, consentendo al tendine d’Achille e alle strutture elastiche di comportarsi come una molla. L’amatore tende a “sedersi” sul passo e a trascorrere più tempo a terra, disperdendo energia meccanica. Un’altra causa è l’insufficiente “stiffness”….continua a leggere




