Correre con il caldo

In questi giorni di caldo intenso è normale che molti corridori si chiedano se abbia davvero senso continuare ad allenarsi quando ogni uscita sembra trasformarsi in un’impresa. Con temperature elevate e umidità opprimente anche pochi minuti di corsa lenta diventano così faticosi da far pensare che lo sforzo non sia proporzionato al beneficio. Ciò che in altri periodi dell’anno rappresenta un impegno ordinario, in estate si trasforma in un esercizio di resistenza al disagio, e questo porta inevitabilmente a mettere in discussione la logica di allenarsi in condizioni tanto sfavorevoli.
Se osserviamo ciò che avviene in natura, notiamo che gli animali che vivono in ambienti climaticamente ostili modificano abitudini e comportamenti per adattarsi alle condizioni del momento. Anche il podista tenta di fare lo stesso scegliendo gli orari meno caldi della giornata, ma non tutti sono disposti ad alzarsi all’alba per correre con ventidue o ventitré gradi preferendo invece allenarsi nel tardo pomeriggio quando la temperatura è ancora sopra i trenta. Allo stesso modo, le scelte di vacanza non sempre favoriscono l’attività sportiva perché chi va al mare si espone a un clima che rende difficile sostenere sforzi prolungati, mentre chi sceglie la montagna trova condizioni più favorevoli.

È evidente però che il corridore non può sempre orientare le decisioni familiari o lavorative in funzione dell’allenamento e deve quindi accettare che in certe situazioni ambientali non è possibile svolgere un carico efficace per migliorare la forma.
Durante l’estate l’obiettivo realistico non è crescere, ma mantenere un livello di efficienza sufficiente per riprendere con profitto gli allenamenti più impegnativi non appena il clima tornerà accettabile. Cercare di migliorare la condizione di forma con sedute di elevato impegno è controproducente, perché ciò che in primavera rappresenta un lavoro intenso ma gestibile (come una corsa media di quaranta o cinquanta minuti), in estate diventa uno stress eccessivo che non stimola l’organismo ma lo affatica e lo deprime. continua a leggere